EXPO MILANO 2015: NUTRIRE LE TASCHE - TLS Agency
Sono approdata in Expo piena di pregiudizi, lo ammetto, ma forte della volontà di ricredermi...
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EXPO MILANO 2015: NUTRIRE LE TASCHE

EXPO MILANO 2015: NUTRIRE LE TASCHE

Dulcis in fundo, siamo arrivati alla fine di questa lunga ed altrettanto chiacchieratissima Esposizione Mondiale.

Avendo analizzato ed abbondantemente ammirato le innovazioni tecnologiche proposte, e le interessanti trovate pubblicitarie scovate “viaggiando” tra un Paese e l’altro, vorrei chiudere questa esperienza con un’analisi –concediamocelo- etica e di concetto.

Si è letto tanto su quanto poco all’altezza si sia dimostrata l’ente organizzativa e, nella fattispecie l’Italia. Si è letto dei ritardi mastodontici, delle corse contro il tempo, del lavoro notturno degli operai e delle code all’ingresso dei padiglioni. Purtroppo l’elenco potrebbe essere ancora lungo. Poco, invece, si è letto sul concetto cardine della manifestazione: nutrire il pianeta.

Sono approdata in Expo piena di pregiudizi, lo ammetto, ma forte della volontà di ricredermi.

Effettivamente l’esordio non è stato dei migliori: il controllo ai tornelli è stato abbastanza pietoso. Il suono e le luci dei metal detector mi hanno accompagnato all’ingresso, che quasi sembrava d’essere già a Natale. Nessuna segnaletica interna e di accompagnamento dalla metropolitana. Qualche buon’anima che mi ha indicato la strada ogni tanto, quella sì.
Ciò nonostante, cerco di ritrovare la serenità, provando ad affrontare l’esplorazione fugando i dubbi e le perplessità, nel tentativo di recepire cosa di buono ci possa essere.

La prima impressione è di entrare in un’enorme presa in giro di cemento e legno (probabilmente finto). Una presa in giro, sì. Cosa di tutte le strutture e le sovrastrutture, le luci e gli sfarzi di Expo, dovrebbe contribuire a comunicare il disagio ambientale che stiamo vivendo e / o proporre soluzioni per risolverlo?

Questa manifestazione ha nutrito il pianeta di cemento. Tonnellate di calce utile a coprire il terreno affinché fosse possibile fornire una superficie calpestabile degna di nota. Un pavimento arricchito, oltretutto, da segnaletica stradale che, di naturale, ha davvero ben poco.
Ha nutrito il pianeta di plastica, utilizzata per realizzare le abominevoli sculture atte ad adornare i padiglioni e la passerella principale di Expo. Piante rigorosamente finte, ricostruzioni di animali vivi e morti, salumi di vario tipo, formaggi, finte costate.. tutto in bella mostra per una foto ricordo.

Ha nutrito il pianeta di enormi edifici protagonisti di un’implicita gara di bullismo per evidenziare chi ha avuto più soldi da investire per rendere il proprio quartier generale, più maestoso, più brillante, più accattivante rispetto al temporaneo vicino di casa. Ovviamente, quando è stato possibile investire del denaro. La differente “presenza scenica” tra le grandi potenze mondiali ed i piccoli Paesi è raccapricciante. Ancora più inquietante è pensare che Paesi in serie difficoltà, abbiano trovato i fondi utili ad assicurarsi un posticino alla fiera dell’omertà.
Si è nutrito il pianeta di carburante, migliaia di litri utilizzato per trasportare tutti i materiali per la realizzazione dei padiglioni. Altrettanti litri ci vorranno per poi smontare tutto. Ovviamente.

Non doveva essere una manifestazione sulla natura e sulla tutela del nostro pianeta? Non ci sarebbero dovuti essere una riduzione dei confini geografici ed un accrescimento culturale reciproco?

Ho notato alcune scolaresche. Gruppi di bambini, tra i 7 e i 10 anni circa, intenti a fotografare (con i loro iPad e iPhone nuovi di pacca) un’istallazione di Fabio Novembre rappresentante una Fiat 500 in plastica bianca, dal quale prende vita un albero. La targa cita “per fare un albero”.

PER FARE UN ALBERO, installazione di Fabio Novembre / Fonte: www.fabionovembre.it

Tra l’imbarazzo nel dover considerare una struttura del genere “arte” e la tristezza del messaggio che mi è stato trasmesso , ho cercato online una spiegazione in merito, sperando di potermi ricredere. Ebbene, ciò che ho trovato sul sito di Expo 2015, cita: Il messaggio ecologico (contengono alberi) è rafforzato dalla vernice antismog con cui sono dipinte.
Davvero è questo il messaggio ecologico del quale le future generazioni dovrebbero far tesoro?!

Expo, sorella più famosa de l’Artigiano in Fiera, è un’enorme parco giochi, costruito con la precisa volontà di raccontare la propria – personalissima – versione della storia ambientale e umana.
Ad Expo è possibile tornare a casa con originalissimi gadget dal mondo (così come succederà tra poco più di un mese alla fiera dell’Artigianato); è possibile apporre il timbro di ogni Paese che si va a visitare sul proprio passaporto (pagato altri 5 euro); è possibile farsi fare un bellissimo henné sulle mani o ci si può divertire a saltare sulle reti del padiglione brasiliano. Senza dubbio l’elenco sarebbe ancora molto lungo.
Sfortunatamente, ad Expo non è possibile conoscere la vera essenza della specifica cultura chiusa nelle quattro pareti del padiglione di turno. Non è possibile sapere quante persone muoiono ancora di fame e sete nel mondo; quanti lavorano i chicchi di quel buonissimo caffè griffato bevuto al bar ogni mattina; a quanti bambini non sia concessa un’istruzione degna di tale nome; quanto sia ricca la fetta di popolazione che vive sotto la soglia di povertà; quanto sia grave la situazione del surriscaldamento globale; quanto sia importante non sprecare il cibo, perché tra una decina di anni, probabilmente, non ce ne sarà più per tutti.
Ad Expo non è dato sapere quanti e quali siano i problemi reali vissuti da diversi Paesi del mondo. Non è dato sapere quali siano i problemi del nostro pianeta, la sofferenza della terra che noi stessi abbiamo stuprato, per mettere in scena il bel teatrino chiamato Expo.

In fiera si vede solo il bello. In fiera si vede solo ciò che è giusto che la massa veda, per non porsi domande e per non ragionare troppo.

Come non parlare, inoltre, del tanto famoso “Albero della Vita”?! Quale vita dovrebbe rappresentare un ammasso di ferro e lamiera, adornato con delle lucine e dei goffissimi fiori di plastica? Questa enorme antenna della televisione, dovrebbe rappresentare la vita. Lo spettacolo pirotecnico (inquinamento atmosferico) e di luci (spreco energetico) dell’albero, è tutt’altro che degno di nota. Probabilmente una giostra in un vecchio Luna Park, lascerebbe lo stesso – ahimè – indelebile ricordo. Non credo serva aggiungere altro.

Fonte: www.cinziamalaguti.it

L’ALBERO DELLA VITA / Fonte: www.cinziamalaguti.it

Quindi, cosa mi ha lasciato questa Expo?
Una sangria annacquata, pagata molto. Troppo. Tanta, tantissima amarezza per il genere umano: scimmie lobotomizzate al circo, affascinate da qualsiasi cosa così come il copione richiede che sia. Rabbia incontrollata per questa società così avida e contorta, dedita al proprio terreno, ignorando che il “mio” ed il “tuo”, per le leggi della natura, sono la stessa cosa.

Un consiglio: ritagliatevi un po’ di spazio e guardatevi questo film.

Riflettiamoci.
Cla